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Storia del vinoLe viti selvatiche esistevano ancor prima della comparsa dell’uomo sulla Terra, come dimostrato dal ritrovamento di vinaccioli fossili di circa 60 milioni di anni fa. Crescevano nelle foreste che ricoprivano le zone temperate del pianeta e, per raggiungere la luce, si arrampicavano verso l’alto, sviluppando i viticci mediante i quali si attaccavano si tronchi degli alberi.

Storia più recente è quella del vino che, tra le caratteristiche, figura la possibilità di “farsi da solo”, in quanto la fermentazione degli zuccheri e la trasformazione in alcol può iniziare già nell’acino grazie ai lieviti naturali. Grazie a questi fenomeni naturali, 10.000 anni fa gli abitanti del Caucaso riuscirono a produrre vino da viti selvatiche, come attestano recenti studi archeologici. Il gusto molto aspro fu attenuato con acqua, miele e aromi e riscosse ampio successo per lo stato di ebbrezza che provocava, attribuito all’intervento divino.

Dovettero trascorrere molti secoli prima di passare alle viti coltivate. Tra il 4.000 a.C. ed il 3.000 a.C., negli attuali territori della Siria, del Libano, della Palestina ed in Egitto, le popolazioni da nomadi divennero stanziali e si dedicarono all’agricoltura, passando dalla raccolta degli arbusti alla raccolto dei frutti da piante coltivate.

A partire dal 1.600 a.C., con l’ascesa della civiltà greca, la vite si diffuse nei Paesi del Mediterraneo. Il vino era una bevanda rituale, con la quale di festeggiavano vittorie, si veneravano gli dèi e si celebravano le feste. Successivamente, il culto del vino si diffuse nell’Impero romano, un insieme di status symbol, medicina, bevanda mitica e bevanda per le occasioni importanti, come quando venivano suggellati trattati.

La grande diffusione della coltivazione della vite fu drasticamente bloccata e distrutta dalle invasioni barbariche, ma sopravvisse grazie ai monasteri che utilizzavano il vino per il sacro rito dell’eucarestia. Fu proprio grazie alle comunità ecclesiastiche, nelle abbazie benedettine e cistercensi, che a partire dal VI secolo d.C. si svilupparono nuovamente le pratiche della viticoltura, selezionando i terreni migliori sui quali crearono i vigneti più adatti alla produzione di uve per vini pregiati.

La scoperta dell’America nel 1492 diede inizio alla formazione dei grandi Imperi di Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra e Olanda, che diffusero nelle loro colonie. Non fu il caso dell’Italia che, sotto la dominazione spagnola, vide un periodo di grande declino ed la produzione limitata al consumo locale.

Nacquero nel Seicento i grandi vini di Jerez, Màlaga, Madeira, Porto,Tokaji e lo Champagne francese, mentre nel Settecento prese piede l’imbottigliamento in contenitori di vetro con tappo di sughero, consentendo di trasportare il vino in modo più agevole e, soprattutto, di conservarlo per molti anni. E’ in questo secolo che in Italia migliorò la qualità del vino, anche se limitatamente alla Repubblica Veneta e al Gran Ducato di Toscana.

Nell’Ottocento l’Italia vide nascere i grandi vini Barolo e Barbaresco, Chianti e Brunello di Montalcino, mentre in Francia nasceva la scuola enologica, che avrebbe insegnato a tutto il mondo produrre secondo le caratteristiche che conosciamo oggi. Tuttavia, questo secolo è caratterizzato soprattutto da un evento che sconvolse la vitivinicoltura: la comparsa di due gravi malattie, causate da un fungo e da un insetto parassita: l’oidio e la fillossera, entrambi originari dell’America. Devastarono i terreni di tutto il mondo e, solo nel 1910, venne trovato un rimedio che costrinse a reimpiantare tutti i vigneti innestando le viti europee su ceppi di vite americana. Numerose varietà di uva, tuttavia, erano ormai scomparse, riducendo notevolmente l’assortimento dei vitigni giunti fino a noi.

Il XX secolo ha visto cambiamenti nel sistema produttivo del vino, con l’integrazione in un’unica azienda la produzione dell’uva e del vino e lo sviluppo delle conoscenze tecniche e scientifiche. La fine del secolo scorso nella storia dell’enologia è considerata l’età dell’oro, con uno stupefacente miglioramento della qualità del vino, il grande entusiasmo dei viticoltori, l’apertura illimitata dei mercati ai prodotti di qualità e la diffusione della passione per la bevanda più antica del mondo, dopo acqua e latte. Esplodono le nuove realtà produttive in Paesi quali California, Cile, Argentina, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda che portano la produzione mondiale a circa 260 milioni di ettolitri all’anno, con un surplus di circa il 15% rispetto alla domanda.

Nell’Unione Europea è recentemente entrata in vigore la nuova Organizzazione comunitaria del mercato del Vino, per disciplinare la produzione e la vendita del vino nei paesi dell’Unione.

Calice DiVino Milano

Trasportati dalla passione per il buon vino e la buona cucina, abbiamo inaugurato Calice DiVino nell’estate del 2012.

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